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Festa della donna

Le Mimosette

Tortine “Mimosa” alla namelaka di cioccolato bianco e ananas

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La mimosa è il fiore simbolo della festa della donna: mi piace sia il fiore che la torta mimosa anche se non seguo pedissequamente le feste comandate, diciamo che ogni scusa è buona per festeggiare e cucinare un buon dolce!

Avrei voluto donare una tortina ad ogni mia amica, purtroppo il periodo non me lo consente! Vediamo se una di loro passa di qua…

Intanto condivido questa ricetta visto che comunque celebrare la donna è sempre una buona idea (anche l’uomo per carità, solo quelli bravi però!).

Nel web questa crema Namelaka va proprio di moda, ho voluto provare anch’io per rinnovare il modo di farcire queste tortine che l’anno scorso ho creato in versione classica; inizialmente credevo si trattasse di una crema pronta, tipo nutella, ma di una marca non italiana…invece è davvero facile da fare ed il bello è che si adatta a molte preparazioni.

La Namelaka è una sorta di mousse-panna montata al cioccolato che rimane soda come la crema pasticcera.

Con le quantità che vi indico, oltre alle tortine, viene fuori pure un altro dessert: una coppetta con aggiunta di frutti di bosco o fragole, un tiramisù alternativo, un dolce mattonella con biscotti, una semplice torta con quella marcia in più…

Potete scegliere se farla di cioccolato bianco, fondente o al latte; per questa preparazione ho preferito quello bianco poiché si sposa perfettamente con la freschezza dell’ananas aromatizzato e con la bagna all’arancia.

Vedrete come sono delicate queste mimose, proprio come gli omonimi fiori!

Ingredienti per 4 mimosette da 8 cm di diametro:

  • crema namelaka bianca preparata il giorno prima
  • una base (teglia) di pan di Spagna
  • 1 arancia, meglio se rossa (buccia grattugiata e succo)
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 cucchiaio di maraschino
  • 4 cubetti di ananas tagliati a pezzetti piccoli

Per la Namelaka da preparare il giorno prima (deve stare almeno 6 ore in frigo):

  • 200ml di panna fresca
  • 180g di cioccolato bianco
  • 100ml di latte intero
  • 1 foglio di gelatina da 2g
  • 4g di sciroppo di glucosio

Procedimento

Per prima cosa occupatevi della crema namelaka.

Molti di voi non avranno lo sciroppo di glucosio in casa, è reperibile in negozi specializzati oppure su internet ma ne vale la pena: ho provato a sostituirlo con sciroppo (acqua e zucchero) fatti in casa ma la consistenza è diversa mentre usare il miele può cambiare troppo il gusto.

Mettete il foglio di gelatina in un piatto con acqua fredda, deve rimanere in ammollo per 10 minuti.

Sciogliete a bagnomaria il cioccolato e quando è ben sciolto mettetelo in una boule capiente.

In un pentolino a parte portate il latte a bollore poi, fuori dal fuoco, aggiungetevi la gelatina strizzata. Mescolate bene affinché si sciolga.

Versate a filo il latte nella boule, mescolando di volta in volta, in modo da amalgamare il tutto e quando avrete un composto omogeneo aggiungete anche la panna fredda. Se la boule non è abbastanza alta trasferite il tutto in un recipiente alto per poter usare il mixer ad immersione. Azionatelo per almeno 1 minuto tenendolo fermo sul fondo. Se la panna non dovesse montare subito non preoccupatevi, stando poi in frigo, la gelatina si rassoderà dando corposità alla crema.

Coprite bene e lasciate in frigo tutta la notte.

Preparate il pan di Spagna, come nella ricetta del Cuore glassato, aggiungendo nell’impasto la buccia grattugiata dell’arancia.

Usate un coppapasta, un bicchiere o una ciotolina per formare le basi delle tortine, 2 dischi per ogni torta. Se ve ne vengono altre potete creare delle semplici merendine con nutella.

L’importante è non gettare i ritagli: col pan di Spagna rimanente dovete formare le palline con le dita che serviranno a formare la superficie “fiorita”. Anche il pan di Spagna va tenuto ben coperto da pellicola e fuori frigo, non mettete un disco sull’altro ma ponete un pezzetto di pellicola o di carta forno in mezzo per non farli attaccare.

Il giorno dopo montate la namelaka con le fruste elettriche in modo che risulti più densa.

Preparate il piano di lavoro per l’assemblaggio: in un bicchiere la bagna con l’arancia spremuta e filtrata più un cucchiaio di acqua e un cucchiaino di zucchero; in una ciotolina i pezzetti di ananas mescolati ad un cucchiaio di maraschino e uno di acqua.

Componetele bagnando entrambi i dischi interni con il succo d’arancia, prima adagiate un cucchiaio di pezzetti di ananas poi la crema namelaka (potete usare anche il sac-à-poche); chiudete con l’altro disco e ricopritelo di altra crema. Infine attaccateci sopra ed intorno i pezzetti di pan di Spagna tenuti da parte, premendo delicatamente con le mani.

Per chi vuole non stona una leggera passata di zucchero a velo.

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Tenete le tortine in frigo, il giorno dopo saranno ancora più buone e morbide, golose ma delicate, pronte per sfilare in questo 8 marzo…o più avanti, in qualsiasi giorno di primavera!

Consigli

Se preferite la versione al cioccolato fondente o al latte, omettendo l’ananas, potete utilizzare il liquore al rum o anche solo il succo d’arancia. In questo caso, volendo aggiungere della frutta potete optare per fragole o frutti di bosco.

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Oggi ho creato queste con la crema pasticcera al limone ed il liquore Strega con copertura di panna montata.

Sono semplici ma vi do alcuni consigli importanti: non mettete le zeste di limone nella crema altrimenti diventa amara, bagnate bene il pan di Spagna (infatti il giorno dopo sono più buone perché si impregna bene) e prima di mettere nella crema i pezzettini di ananas passateli qualche minuto sul fuoco con un goccio d’acqua e poco zucchero così saranno morbidi e rilasceranno lo sciroppo aromatico.

 

8 marzo 2022

Inevitabile in questo giorno non spendere qualche parola per tutte le donne. Le abbraccio affettuosamente perché l’amicizia per me è molto importante: cresciamo insieme e ci confrontiamo sui nostri problemi, ci diamo consigli sugli ostacoli che la vita ci mette davanti ed è ingiusto che a volte siamo proprio noi stesse a metterci i bastoni tra le ruote oppure, molto peggio, facciamo a botte con l’invidia o la gelosia che ci allontana dal sentimento di sorellanza.

Io ho solo un fratello con cui vado d’accordo ma una sorella avrei voluto averla, soprattutto in momenti di sconforto o solitudine durante la pandemia. Il mio pensiero va irrimediabilmente a quelle donne che stanno affrontando la guerra: sono sicura che se ce ne fosse stata una qualsiasi di loro al governo (russo, ucraino e molti altri…) tutto questo non sarebbe mai accaduto. Siamo capaci di dare la vita, è un miracolo che stupisce pure noi che ne siamo artefici ed è per questo che la rispettiamo. Se penso a cosa debbano subire assieme a tanti bimbi, lontano dai loro uomini, mi vengono le lacrime agli occhi.

L’amore dovrebbe essere talmente forte da elevarci al di sopra di tutti gli esseri viventi invece alcuni sono belve feroci che hanno l’intelligenza di un invertebrato. Noi capiamo che l’arroganza e la forza non ci appartengono, nello stesso tempo capiamo anche quando è il momento di combattere o di cedere qualcosa in cambio perché la vita è sacra e a volte l’orgoglio deve fare posto all’idea che le case si ricostruiranno, la Terra ci accoglierà di nuovo ma piante, animali e uomini uccisi, bruciati e sacrificati non torneranno più. L’anima di chi ha ucciso sarà persa per sempre tra le ombre e anche chi ha visto l’Orrore non si riprenderà facilmente. Io sto male pure nei film, quelli violenti di guerra non li guardo nemmeno ma questa è la realtà ed è impossibile voltarsi dall’altra parte.

Vorrei continuare a vivere senza tanta sofferenza intorno per poter essere libera di pensare ai miei sogni, il mio è quello di condividere ciò che scrivo ma ognuno/a ne ha uno grande nel cuore.

Questo racconto, L’ombra di una stella,

l’ho scritto mesi fa, ancor prima del conflitto in corso, ma trovo che sia adatto anche in questa giornata: dobbiamo trovare la luce dentro di noi e non farci mai calpestare, bisogna usare il proprio talento e le proprie passioni per trovare la strada giusta, rispettando sempre gli altri. Perché “l’unione fa la forza” e non è solo uno stupido proverbio.

Sto partecipando a molti concorsi ma non importa se vincerò (se accadesse lo prenderei come un altro miracolo inspiegabile), ho l’obiettivo di pubblicare “qualcosa” prima o poi e non mollerò mai.

C’è chi mi dice di volare basso…e invece io vi dico di volare in alto perché da lì il panorama è più bello, si vive più felici e “chi la dura la vince” oppure “la speranza è l’ultima a morire” o anche “chi non risica non rosica” e insomma, di proverbi ce ne sono un’infinità e di solito rappresentano la saggezza dei vecchi dai quali dobbiamo imparare (anche la protagonista di un mio romanzo li adora).

Buona lettura e buon appetito!

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